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Epidemia di difterite in Venezuela: 23 vittime, tra cui un bambino di otto anni

In quelli che sono presi dalla cinanche, l’infiammazione attacca le tonsille, le fauci e tutta la bocca. La lingua sporge fuori dai denti, le labbra si fanno prominenti e da’ loro orli fluiscono la saliva e una pituita crassa fuor di modo e frigida: la faccia rosseggia e si gonfia; gli occhi in fuori, lucenti e rosseggianti: la bevanda è respinta alle narici. I dolori sono acuti, ma quanto più minaccia la soffocazione, tanto meno sentiti: il petto e il cuore sembrano ardere tra le fiamme, e altrettanto ardente è il desiderio d’aria fresca; e così in progresso va assottigliandosi la respirazione, che finalmente impedito il passaggio dell’aria nel petto, restano i miseri soffocati.”  Areteo di Cappadocia (II secolo d. C.)

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Dopo oltre 20 anni dall’eliminazione della difterite, la malattia è tornata ad uccidere e da aprile è costata la vita a 23 persone, quasi tutti bambini. Una delle piccole vittime era Abismael, un bambino di otto anni, morto dopo tre giorni di ricovero nell’ospedale di Ciudad Guayana, in Venezuela, a causa di una grave insufficienza respiratoria causata dalla difterite. Presso lo stesso ospedale è stato ricoverato anche un bambino di due anni, Justin, che ha atteso quattro giorni prima di ricevere il farmaco salvavita inviatogli dal Brasile. Il farmaco in questione è risultato però scaduto e il bambino e la sua mamma hanno atteso altri due giorni prima di ricevere lo stesso farmaco spedito stavolta dalla Russia, ed un giorno in più per poter avere le istruzioni tradotte. Nel frattempo il piccolo stava sempre peggio, non era più in grado di respirare in modo autonomo ed il cuore è andato in aritmia. Nonostante ciò, ora Justin sta meglio, i genitori parlano di un miracolo, ma i medici ripetono incessantemente di aver bisogno di medicine per combattere i sempre più numerosi casi di difterite. In Venezuela solo la metà dei bambini riceve la terza dose del vaccino e il 30% la quarta dose. Nello stato di Bolivar, dove viveva Abismael, la copertura per la terza dose è al 42%, mentre solo il 20% dei bambini ha ricevuto il quarto richiamo. Mancano i vaccini, per questo molti bambini sono diventati più vulnerabili a malattie che da anni risultavano sconfitte.

L’agente eziologico della difterite è il Corynebacterium diphtheriae, un bacillo pleomorfo Gram positivo, generalmente a forma di clava, catalasi positivo, immobile e asporigeno. Le descrizioni classiche di questo genere includono la loro tendenza ad organizzarsi a formare “palizzate” o “lettere cinesi” agli strisci colorati con la colorazione di Gram. Questo batterio è diffuso nella popolazione perché presente in ospiti vettori, asintomatici, che lo trasportano nell’orofaringe; in altri casi si ritrova sulla pelle di persone immuni. Si trasmette da persona a persona mediante le goccioline di saliva o attraverso il contatto con la pelle. L’uomo è il solo ospite noto di questo microrganismo.

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Fig. 1) Bacilli Gram positivi di Corynebacterium diphtheriae; 2) Cellule di C. diphtheriae al TEM; 3) colonie di C. diphtheriae su agar sangue.

L’esposizione a C. diphtheriae può dar luogo ad una colonizzazione asintomatica in persone con uno stato ottimale di immunità, ad una malattia respiratoria lieve in pazienti con stato di immunità parziale, o ad una malattia fulminante, spesso fatale, in pazienti non immuni. I sintomi della difterite respiratoria si sviluppano dopo 2-6 giorni di incubazione. I batteri si moltiplicano localmente sulle cellule epiteliali nella faringe ed inizialmente provocano un danno localizzato come conseguenza dell’attività dell’esotossina. L’esordio è improvviso con malessere, mal di gola, faringite essudativa e febbre lieve. L’essudato evolve formando una spessa pseudomembrana composta da batteri, linfociti, plasmacellule, fibrina e cellule morte che può coprire le tonsille, l’ugola, il palato e che si estende fino al nasofaringe o giù fino alla laringe. La pseudomembrana aderisce fortemente al tessuto del tratto respiratorio ed è difficile da eliminare senza far sanguinare il tessuto sottostante.

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La difterite è una malattia diffusa in tutto il mondo, soprattutto nelle aree urbane povere ed affollate e dove il livello protettivo di immunità indotta dal vaccino è basso. Secondo Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, con il calo delle vaccinazioni obbligatorie per volontà dei genitori ci si aspetta anche in Italia l’arrivo di casi di poliomielite e difterite, in aggiunta a quelli di pertosse e morbillo che già abbiamo. «Aspettiamo un nuovo caso di polio in Italia, ha spiegato Ricciardi, ci sono migliaia di bambini non vaccinati e il virus è al di là dell’Adriatico, in Albania. A Bologna abbiamo avuto un caso di nodulo difterico, segno che il batterio circola anche da noi, cosa che già sapevamo. Non abbiamo più tempo, da noi non c’è più effetto gregge perché le coperture sono già sotto il 95%». Inoltre, nel marzo di quest’anno in Belgio un bambino di tre anni non vaccinato è morto di difterite e un anno prima, nel giugno 2015, le autorità sanitarie spagnole hanno segnalato il primo caso di difterite nel Paese dopo 30 anni. Quest’ultimo caso ha sollevato molti interrogativi: il bambino di 6 anni non era vaccinato e sono trascorsi sette giorni dalla comparsa dei sintomi al momento della diagnosi. Anche la terapia è stata somministrata in ritardo: l’antitossina difterica infatti non era disponibile, la Spagna ha inviato all’Oms e all’Unione europea una richiesta urgente del farmaco ma Irlanda, Svezia, Francia e Germania hanno dichiarato che i lotti in loro possesso erano scaduti. Alla fine il bambino è stato trattato con un farmaco proveniente da un Paese fuori dall’Unione Europea. Il problema è che la ridotta incidenza della malattia ha causato un crollo nelle richieste di antitossina difterica per cui la maggior parte delle aziende ne ha cessato la produzione; di conseguenza, molte nazioni sono impossibilitate a reintegrare le loro scorte. Quindi, se ci si ammala di difterite perché non vaccinati oggi si rischia seriamente di morire.

Fonte: Koneman’s Diagnostica Microbiologica, Corriere della sera.

Antonella Ligato

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Laureata in biologia, specializzata in microbiologia e virologia, dottorato di ricerca in “biotecnologie microbiche e della proliferazione cellulare”. Appassionata di microbiologia, natura, arte e cinema; esprimo le mie passioni attraverso il disegno che, da sempre, mi aiuta a capire ed a farmi capire meglio, soprattutto in ambito scientifico!

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